mercoledì 18 febbraio 2009

Programma

Il workshop seguirà il seguente programma:

Lun 23
Mattino: Presentazione del corso.
Pomeriggio: Assegnazione del primo esercizio: Wunderkammer raccolta di immagini libere su tema trieste e souvenir. L'eservizio consiste nella individuazione di immagini significative rispetto al tema del corso e organizzarle in categorie metaprogettuali.

Mar 24
Mattino: discussione sulle categorie e sulle immagini trovate.
Pomeriggio: La montagna da maometto. Incontro con Giovanni Damiani, triestino, architetto, critico di archietettura.

Mer 25

Mattino: tutorials
Pomeriggio: tutorials

Giov 26
Mattino: Tutorials
Pomeriggio: Tutorials

Ven 27
Mattino: Tutorials (rifinitura e comunicazione del progetto)
Pomeriggio: Valutazione Finale (con ospiti esterni)

Nel corso del Workshop si prevede la presenza/passaggio di opsiti con il quale si discuterà il progetto in fieri.

martedì 17 febbraio 2009

Intervista a Duccio Canestrini 1

Pubblico una prima domanda fatta a Duccio Canestrini (antropologo), autore di "Trofei di Viaggio" sul concetto di souvenir. A questa dovrebbero seguirne altre cinque, sempre che lui abbia la pazienza, il tempo e la voglia di star dietro alla mia sfacciataggine. Per il momento lo ringrazio di cuore.

Antonio Scarponi:
Nel tuo libro descrivi un souvenir come un oggetto complesso con una funzione precisa, quella di "sovvenire", venire in aiuto; come suggerisce l'etimologia della parola stessa. L'aiuto che un oggetto come il souvenir può apportare è, come ci fai notare, molteplice: ricordare un posto, un esperienza; può essere un dono che si porta a coloro che "restano", per occupare il vuoto lasciato nel nostro spazio sociale durante un viaggio - una "vacanza"- ma è anche un oggetto che serve a "produrre" e a costruire un identità. Oggetti che ci "distinguono" dagli altri e che "mostriamo" nei nostri musei privati, le nostre case, adornandole.... Se non ricorso male il significato di ornamento in sanscrito significa "rendere necessario"....

Noi siamo di fronte ad una città (Trieste) che si dice di non avere un souvenir, e che ha espresso la volontà di volerne uno. Quindi il nostro souvenir deve sovvenire in primo luogo la città stessa: fare in modo che essa sia ricordata, che caratterizzi la sua identità, che la "distingua" (in qualche modo) dalle altre città. Forse anche in questo caso il souvenir deve prendere il posto di una vacanza, un vuoto. E' come se, senza souvenir, Trieste, come qualsiasi altro luogo, non "esistesse". Il souvenir ha anche un potere ontologico? Sono i luoghi che creano i souvenir, o i souvenir fanno i "luoghi"? Credi sia possibile contribuire all'identità di un luogo, alla sua trasformazione critica, non ingenua, attraverso il "dispositivo" souvenir?

Duccio Canestrini: Il primo brano in corsivo che mi mandi però non è una domanda.
Nel caso di Trieste che mi esponi mi sembra che si imponga una scelta: democratica o per così dire autarchica e arbitraria. Il marketing territoriale, si sa, non è mai democratico, nessuno chiede agli abitanti di un territorio come vorrebbero comparire nella promozione turistica, no? Quindi o fai una sorta di referendum (che sarebbe anche carino) tra i residenti: tipo qual è l'oggetto che più rappresenta la città di Trieste e che si presterebbe come souvenir (più o meno così). Oppure decidi tu a gamba tesa, secondo le tue ragioni, la tua immaginazione ecc. E poi gliela spieghi. Già questo è un primo passo per muoversi credo. Decidere.
Dai un'occhiata qui: http://architettura.supereva.com/simple/20060116/index.htm magari già risolvi i tuoi problemi, sono architetti italiani che mi avevano cercato per inventare un nuovo souvenir di una città coreana.
Non so se esita un "potere" ontologico, so che il souvenir può averne un profilo. I souvenir "fanno" i luoghi, come giustamente insinui :-) dal momento in cui li rappresentano emblematicamente, sino a diventarne icone per un meccanismo simbolico e/o di pars pro toto.

Contribuire all'identità di un luogo con il dispositivo souvenir: uhm, interessante. Ma richiede una bella e profonda riflessione su che cosa sia l'identità del luogo, o lo spirito del luogo, in che cosa si manifesti, etc. Dopodichè immagino che il processo debba essere anche condiviso, altrimenti ognuno spara la sua. Il che come abbiamo visto è anche possibile. La giustapposizione di un'idea al territorio è stata praticata molte volte. Può anche essere un'idea positivamente provocatoria, se c'è un tessuto sociale abituato a mettersi in discussione, circostanza rara tuttavia.

Non so se ti ho risposto. Come hai capito siamo nell'opinabile. Certo, piuttosto che concepire una banalità, meglio osare, secondo me, e poi il dibattito che ne verrà sarà sempre proficuo...
Mi piaceva l'idea cui mi hai accennato al telefono del souvenir al contrario, i visitatori che lasciano, di loro, un memento...

lunedì 16 febbraio 2009

Souvenir

Il souvenir è un oggetto (dispotivo) materiale o immateriale che serve per ricordare e per essere ricordati. Sovvenire, andare in aiuto di. Dal dizionario etimologico:




Viaggio

Il viaggio è quella azione che ci conduce in un luogo, o che ci conduce e basta. Il viaggio è funzione del tempo e dello spazio. Dal viaggio non è possibile tornare. Si torna nello spazio, ma non nel tempo. Tornare da un viaggio dunque è solo funzione dello spazio, non del tempo che è irreversibile. Quindi dai viaggi non è possibile tornare, ma solo partire.

Vacanza

Il concetto di vacanza non va confuso con quello di viaggio. Il viaggio serve per andare in vacanza. La vacanza non è necessariamente un viaggio, ma è una parentesi dalla nostra vita quotidiana. Un "vuoto", appunto, che si lascia quando partiamo e che rioccuperemo una volta che saremo tornati.
Spesso per ringraziare coloro che ci hanno "tenuto il posto" mentre eravamo via (un amico, una moglie, un marito, un collega, etc) si porta un souvenir in regalo per ricambiare e riconoscere che la persona a noi cara si è ricordata di noi, prendendosi cura delle nostre cose, del nostro spazio durnate la nostra assenza.

martedì 3 febbraio 2009

FAQ:

Cosa devo fare per passare l’esame?
Condizione necessaria per lo svolgersi del corso e per il suo superamento è la partecipazione alle ore e ai giorni ad esso dedicato. Il lavoro prodotto sarà un lavoro collettivo per il quale verrà valutato l’impegno, l’entusiasmo, il coraggio e la coerenza del progetto e della sua restituzione.

Come verrà strutturato il corso?
Il corso verrà impostato come un lavoro di atelier dove in una settimana dovranno essere prodotte 10-12 proposte diverse di possibili souvenir per la città di Triste. Indicativamente una proposta per coppia di studenti. Nel corso della settimana verranno fatte delle presentazioni che serviranno a discutere collettivamente lo stato dei progetti. A questi incontri verranno invitate anche delle persone esterne al corso con competenze esperte con il quale si articolerà un dibattito di discussione e confronto sui progetti, e sulle loro potenzialità.
Queste presentazioni serviranno a: imparare a raccontare il progetto in modo chiaro e coinciso; imparare ad argomentarlo; fare tesoro dell’esperienza altrui; fornire esempi pratici sul “cosa fare” e sul cosa “non fare”. E’ indispensabile quindi la partecipazione attiva di tutti gli studenti.
Gli studenti inoltre saranno invitati a pubblicare giornalmente i punti salienti dell’avanzare del loro lavoro sul blog.

Cosa dobbiamo scrivere sul blog?
Il blog è uno strumento didattico (e di lavoro) indispensabile serve a: sapere cosa stanno facendo gli altri, far sapere agli altri quello che stiamo facendo (non solo all’interno del corso), condividere le idee e le informazioni sul progetto che si sta elaborando. Quindi sul blog dovranno essere pubblicati qualsiasi contenuto che possa servire a questo scopo: testi, links, foto, foto di disegni, foto di modelli, video, etc.

Cosa impareremo?
Il contributo più importante che il corso ambisce fornire alla formazione di uno studente della NABA è la capacità auto-didattica; ovvero fornire ad ogni studente un primo apparato di strumenti concettuali e critici che consentano la produzione di un sapere individuale specifico, proprio della “pratica riflessiva” della progettazione.
Gli studenti dovranno imparare a gestire le pressioni di tempo, il senso di frustrazione dato dall’incertezza e dal rischio di fallimento che ogni progetto comporta e maturare la consapevolezza che l’unico vero errore in progettazione è il non fare. La capacità dunque che verrà richiesta agli studenti sarà quella di sapere valutare velocemente, illustrare e pre-vedere le potenzialità delle loro idee che si concretizzeranno alla fine del corso in una proposta.

Cosa non impareremo?
Non verranno insegnati agli studenti programmi informatici o grafici di nessun tipo. Non verrà detto loro cosa fare, non apprenderanno un nuovo metodo da applicare, né un nuovo stile da imitare.

Come si svolgerà l’esame?
“L’esame” è di fatto una presentazione di circa 5-6 minuti del proprio progetto/ipotesi, al quale seguirà una discussione informale con degli ospiti invitati. Gli studenti saranno invitati a produrre materiale illustrativo accurato al fine da documentare e argomentare il più possibile e in modo credibile la loro proposta attraverso qualsiasi media e qualsiasi tecnica che sia pertinente ed efficace al fine di comunicare la propria idea.
Ogni gruppo di studenti inoltre dovrà consegnare un foglio formato A4 stampato a colori fronte e retro e piegato in due contenente la descrizione della propria proposta a formare n. 4 pagine in formato A5: un breve testo, immagini, foto di modelli, prototipi, e quant’altro possa essere utile allo scopo di supportare e illustrare il progetto. Questo materiale, da fornire sia in digitale (PDF) che cartaceo, costituirà la documentazione del lavoro prodotto durante il corso.

Se l'oggetto che si propone è un souvenir allora la documentazione di ogni progetto sarà una "mappa" una "guida" un "altante" che racconta la storia di un piccolo viaggio all'interno di un possibile souvenir di una città del presente che ne è alla disperata ricerca. Questo corso dunque si dovrà intendere come un viaggio, e come ogni viaggio il percorso è molto più importante della meta. Se una retta è il percoso più breve per collegare due punti, certamente esso è anche quello più noioso.